In bilico tra rovina e abbandono

San Sebastian. Quell’edificio mi sembrava qualcosa di assurdo. Metà in piedi e metà frantumato. In bilico tra due livelli diversi, di rovina e abbandono. Conclusione: due palazzi di epoche diverse, uno appoggiato all’altro, e ancora continuano a sostenersi.continua →

prova 1“ritengo estremamente opinabile il verdetto secondo cui la felicità del genere umano sarebbe accresciuta dagli sviluppi tecnici e industriali che hanno fatto seguito al rapido progresso della scienza” (p.22)  

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Nel 1676, Leibniz è chiaramente convinto che la semplicità di un concetto possa essere scoperta su basi fenomenologiche, vale a dire distinguendo tra ciò che si presenta uno actu alla mente e ciò che invece possiamo identificare come effetto di una elaborazione cognitiva interna.

per Spinoza, la sostanza e l’attributo non sono due enti diversi, ma essi si differenziano tra loro soltanto come si differenziano un “corpo piano” e un “corpo bianco”, vale a dire come una data entità considerata così come è in sé e come viene percepita. Dunque, la primarietà concettuale dell’attributo è direttamente espressiva dell’autosufficienza di una totalità concreta, di una data sfera o genere di essere a se stante. L’ente infinito (Dio) “consta” di tali sfere di essere, ma ciò non sopprime la loro autonomia. Vi è in questa dottrina un evidente debito verso Cartesio, il primo a concepire l’attributo come “proprietà principale” di una data sostanza. Spinoza contesta la tesi cartesiana che, per ogni attributo, debba darsi una sola sostanza (E I, sch. prop. 10), ma è fedele a Descartes allorché afferma che uno stesso attributo non può appartenere a più di una sostanza (E I, prop. 5). L’attributo spinoziano non è un predicato, non è un modo per classificare gli enti. L’estensione non è una proprietà condivisa dalle cose estese, ma ciò di cui esse sono fatte e che le spiega.